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Palazzo Zabarella |
| Scritto da Federico Bernardello Giovedì 01-04-2010 - Aggiornato Giovedì 06-10-2011 |
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Il palazzo fu costruito nel dodicesimo secolo con l'impiego di laterizi romani di riutilizzo e subì nel tempo importanti modifiche. IL PALAZZO - Divenne proprietà della famiglia Zabarella all'inizio del quindicesimo secolo e da allora ne prese il nome. Fu l’ultimo discendente degli Zabarella, Giacomo, che all’inizio dell’ottocento diede al palazzo il volto attuale, effettuando una profonda ristrutturazione affidata all'architetto Daniele Danieletti. Questi, sulla base dell’estetica neoclassica allora in voga, ridefinì il prospetto, collocando il portone d’ingresso al centro della facciata e riposizionando finestre e balconi in base ad una simmetria centrale. Quindi ideò l’elegante atrio colonnato aperto verso il cortile interno e progettò il nuovo scalone collegato all’atrio da un vestibolo. GLI AFFRESCHI - Il vestibolo fu affrescato con partiture architettoniche e immagini della Fama, in forma di fanciulla alata, da Giovanni Carlo Bevilacqua, che si era già occupato nel 1811 degli affreschi di Villa Pisani.All’ingresso del piano nobile si trova una prospettiva architettonica di Giuseppe Borsato: il vaso di fiori sopra il vassoio sulla balaustra dipinta accentua il gioco illusionistico con un tocco di raffinato realismo. Francesco Hayez realizzò la decorazione della pareti e del soffitto della Stanza di Giacomo ed Anna. Gli affreschi, oggi visibili su pannelli, hanno tema classicheggiante: sulle pareti sono rappresentate le muse, mentre sul soffitto spicca la personificazione della Sapienza tra Minerva, Mercurio e Iride. Dopo la morte di Giacomo, che non ebbe eredi, il palazzo passò di mano in mano da un proprietario all’altro. Attualmente Palazzo Zabarella è sede della Fondazione Bano, un ente privato che organizza eventi culturali prestigiosi e mostre d'arte di valenza internazionale. |


GLI AFFRESCHI - Il vestibolo fu affrescato con partiture architettoniche e immagini della Fama, in forma di fanciulla alata, da Giovanni Carlo Bevilacqua, che si era già occupato nel 1811 degli affreschi di Villa Pisani.