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Le prime testimonianze di
Goliardia sono databili al
tredicesimo secolo, nei Carmina Burana, componimenti anonimi, pubblicati
in seguito da Schiller nel 1837, che si distinguono per il carattere
licenzioso con cui celebrano i piaceri della vita e dell’amore . Gli
scritti, composti da giovani intellettuali, hanno come destinatario privilegiato delle loro invettive
la Chiesa, che li etichettò con
l’appellativo di figli di Golia , il demonio, da cui deriva il nome
Goliardi. A Padova,
in occasione della commemorazione galileiana del 1892, fu realizzato un
cappello su un modello di origine trecentesca, la Feluca , che fu
adottato
rapidamente come copricapo ufficiale dei goliardi italiani.
La nascita ufficiale della Goliardia a Padova risale tuttavia all'8
febbraio 1900 , in occasione delle
Feriae matricolarum organizzate per
rendere omaggio agli studenti morti per l'indipendenza l'8 febbraio
1848. La Goliardia è guidata da un Tribuno , la cui carica in
origine
veniva assegnata, in seguito ad una zuffa, al goliardo che si faceva
trovare in piedi sulla cattedra di Anatomia del Bò, al momento dell'ingresso del
professore il primo
giorno dell'anno accademico; a partire dagli anni cinquanta il
Tribuno viene eletto con una votazione. Nel tempo la vita sociale dei
goliardi divenne sempre più animata, costellata di appuntamenti
fissi quali la sfilata di costumi caricaturali e la
redazione di
giornali satirici . Nel 1969, con la liberalizzazione
dell'accesso alle università, il numero dei goliardi diminuì
sensibilmente: oggi la tradizione sopravvive attraverso le attività
del Tribunato degli studenti e degli
ordini goliardici che vi si
riconoscono. Sono rimaste celebri le
canzoni goliardiche , i cui testi sono irriverenti, boccacceschi e sfrontati
al limite della censura, che vengono cantate il giorno delle Feriae
matricolarum e per celebrare le lauree :
i neo laureati vengono spogliati e
travestiti di fronte al
Palazzo del Bò
, dove
subiscono scherzi di ogni tipo e dove sono tenuti a leggere
pubblicamente il Papiro di Laurea ,
un testo che ne riassume la vita e le
gesta, generalmente
scritto in rime dialettali e corredato da una
caricatura oscena del laureato. Le Feriae matricolarum si celebrano ancora ogni anno con una
giornata di festa nella quale i Goliardi organizzano scherzi originali e le
matricole universitarie liberano gli studenti
degli istituti superiori da cui provengono, interrompendo le
lezioni e sloggiando rumorosamente studenti e docenti dalle classi. |
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Le immagini presenti in questa pagina
raffigurano: [1] un gruppo di goliardi, con i tradizionali mantelli e le feluche; [2] una neo
laureata declama il Papiro di Laurea;
[3] una neo laureata travestita a spasso per il Liston; [4] un neo
laureato spogliato di
fronte al Palazzo del Bò. |
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